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Puma era
un'azienda romana impegnata nel settore del mobile che sbarcò
nel mondo dell'auto modificando la dune buggy americana “deserter”
fino ad ottenerne una linea completamente originale, nasce
così la Gatto Spider Spiaggia. Ad accompagnare il proprietario
Adriano Gatto in quest'avventura fu un abilissimo e giovane
tecnico, Domenico Lombardi che seguì lo sviluppo di tutti
i modelli che uscirono dalla factory in via Tiburtina. Fu
senza dubbio l'azienda più versatile tra i costruttori di
kitcars italiani, passando dal simpatico dune buggy alla curata
sportiva toccando il più spartano tra i fuoristrada. Ma Adriano
Gatto non fu solo costruttore, dallo stabilimento romano uscivano
infatti maggiolini trasformati in mostruosi dragster e prototipi. |
| I
modelli partoriti dalla mente di Gatto e dall'ingegno di Lombardi
furono sette: Gatto Spider SpiaggiaUn dune buggy molto classico,
su telaio Volkswagen non accorciato su cui era montato il
classico 1192 sempre di origine volkswagen raffreddato ad
aria, il tutto coperto da pannelli in vetroresina. La buona
qualità ed il prezzo contenuto del kit ne decretarono un successo
che nemmeno Gatto stesso immaginava. |
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Puma
(1973): Evoluzione della Gatto Spider, presentava come il
modello precedente, il telaio volkswagen questa volta accorciato
su cui era montato sempre lo stesso 1192 cc. Volkswagen. Veniva
proposto in diverse versioni tra cui la GT, caratterizzata
da una linea ancora più aggressiva ed un hard top opzionale
dotato di porte con apertura ad ala di gabbiano che rendeva
questo buggy utilizzabile realmente tutto l'anno. Venne a
ragione considerato tra i migliori buggy in assoluto.
Puma Gtv (1979): Segna la rottura della
puma con il passato. La Gtv era una coupè sportivissima, quasi
un'auto da corsa. La linea infatti era quella disegnata da
Richard Oakes per la Nova. Essa era così riuscita che,
negli Stati Uniti viene ancora prodotta dalla Solid
Sterling. Ancora una volta venne usato il pianale
volkswagen su cui venne montato il solito, robusto ed affidabile
motore teutonico che lombardi aveva portato a 1385 per poter
ottenere prestazioni degne di una linea così sportiva. La
caratteristica più affascinante ed anticonformista di queasta
vettura rimane, senza dubbio, l'accesso all'abitacolo; tetto
e parabrezza, quest'ultimo cernierato alla base, si sollevavano
e ruotavano in avanti permettendo un quasi comodo accesso
in una sportiva dalla linea così estrema. |
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Puma
Ranch: Molto simile per design all'americana Wrangler ma con
contenuti tecnici diametralmente opposti. Il motore di questo
fuoristrada era infatti montato posteriormente mentre sotto
il cofano anteriore trovava spazio il vano portabagagli. Il
telaio, questa volta, era completamente opera di Lombardi
che su di esso montò l'usuale motore tedesco portato ora 1385
cc. Che a richiesta potevano diventare 1600 il tutto coperto
da una carrozzeria in vetroresina. In un periodo in cui il
veicolo fuoristrada cominciava a nutrire una folta schiera
di appassionati Gatto andò, con il Ranch a coprire una lacuna
dell'industria automobilistica italiana che non era presente
in questo settore con alcun modello. Puma
Gtv 1200 o 033 (1984): La seconda serie della Gtv subisce
un trapianto di motore. I 1385 cc raffreddati ad aria lasciano
il posto ad un moderno, per l'epoca, 1186 Alfa Romeo raffreddato
ad acqua che, nonostante una cubatura inferiore permetteva
alla sportiva romana di avere prestazioni più brillanti. Dal
punto di vista stilistico la seconda serie era più dura, il
muso era accorciato rispetto alla Gtv prima serie, il posteriore
è maggiormente squadrato e le fiancate anch'esse non più bombate
richiamavano la moda delle minigonne delle vetture da competizione.
Questa linea non raccolse completamente i favori del pubblico,
ancora affezionato ai tratti bombati della prima serie. Gatto
decise allora di riavvicinarsi allo stile originario della
Gtv tornando ad un muso più lungo ed a dei fari rettangolari.
La seconda serie rimase in produzione fino al 1991 anno in
cui, grazie ad un'estensione dell'omologazione, usci la terza
serie. |
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| Puma
Boxer 90 gullwind (1991): Molto diversa dalle prime due serie
la terza serie segnò anche la fine di uno dei tratti distintivi
della Gtv, il tetto basculante. L'auto montava ora porte ad
ala di gabbiano, soluzione raffinata già sperimentata da Gatto
nella Puma GT. Il suo disegno era ora più sobrio e gli interni
maggiormente curati. Cambiò ancora anche il motore che rimase
dell’Alfa Romeo ma di cubatura maggiore . Il 1490 cc, permetteva
alla puma di avere prestazioni ancora più elevate rispetto
alla seconda serie. |
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| Nel
1993 nasce la Puma 248, una Boxer 90 con carrozzeria più
moderna e rifinita, interni in pelle di ottima fattura e
soprattutto il telaio di nuova concezione. Purtroppo nello
stesso anno un incendio nello stabilimento che distrusse
anche il prototipo e la legislazione che diventò
maggioramente restrittiva bloccarono di fatto Puma e molti
altri piccoli costruttori, i quali, non potendo sostenere
i costi elevatissimi per l'omologazione dei propri modelli
si convertirono in altri settori o semplicemente sparirono.
Un vero peccato che qui dove nascono F430 e MC12 ma dove
nacquero anche 33 stradale, 250 GTO e TZ sia così difficile
ripetere quello in cui riuscirono i meravigliosi artigiani
dell'automobile.
Gli appassionati del marchio si raccolsero
in almeno due club, il Puma
Club Italia ed il Puma
Club Monza, l'unico attivo al momento è
il primo, che sta organizzando il megaraduno a roma e sta
realizzando il registro storico del marchio. Per ulteriori
informazioni sul marchio e sulle attività del club
vi invitiamo a contattare direttamente il presidente del
Puma Club Italia all'email del club: info@pumaclub.it |
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Si
Ringrazia l'Ing. Pasquali per l'aiuto fornitoci nella ricostruzione
della storia del marchio.
Immagini tratte da:
www.dunebuggy.it e www.pumaclub.it |
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COSTRUTTORI |
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